PINA MENICHELLI, STELLA DEL MUTO

Pina Menichelli, nome d’arte di Giuseppa Iolanda Menichelli, è stata una delle prime dive più importanti del cinema muto in Italia. Figlia d’arte, è nata a Castroreale, in provincia di Messina, il 10 gennaio 1890.

    L’appartenenza ad una famiglia di attori di giro, così venivano definiti gli attori teatrali che giravano da un posto all’altro dell’Italia, ha molto facilitato la piccola Pina nell’apprendimento dell’antica arte del teatro e, soprattutto, nella sicurezza e spigliatezza sul palcoscenico che, in età un po’ più matura le risultarono decisive per quella che fu la sua breve ma intensa carriera cinematografica che iniziò dopo un periodo di “apprendistato” presso una compagnia teatrale.

    Fu allora che si stabilì a Roma dove venne scritturata dalla casa di produzione, Cines per la quale ebbe modo di lavorare tra il 1913 a il 1914 per diversi registi (tra i quali Enrico Guazzoni) interpretando piccole parti in diversi film.

    Fu proprio in uno di questi, Scuola d’eroi (1914), che venne notata dal regista e produttore Giovanni Pastrone, famoso ai più per essere stato il regista di Cabiria (1914), tra i primi capolavori senza tempo del cinema muto italiano che la chiamò a lavorare per lui nella Itala Film di Torino.

    La Menichelli ebbe modo, così, di cogliere il momento più propizio per iniziare la sua avvincente carriera cinematografica dove si affermò ben presto come il prototipo per eccellenza della femme fatale, bella, attraente, sensuale e capace col suo volto perfettamente ovale e dall’incarnato quasi statuario di fermare il tempo del grande schermo e far viaggiare la fantasia degli spettatori.

    A Pastrone, tuttavia, va il merito di averla trovata quasi per caso, come racconta Sebastiano Gesù nel suo libro sulle origini del cinema muto in Sicilia, L’arte del silenzio. Le origini del cinema muto in Sicilia (40due Edizioni, 2018): “Una sera mezzo addormentato seguiva un film d’ambientazione napoleonica quando per caso fu attirato da un viso nella folla che lo colpì molto. Era quello della Menichelli, semplice comparsa (una tamburina). Fece ripetere all’operatore la proiezione per accertarsi meglio delle virtù fotogeniche di quella certa ragazza scarmigliata che picchiava con tanta convinzione sul tamburo-ribelle ai canoni della recitazione cinematografica- fissando l’obiettivo della macchina da presa con tanta insistenza”.

    Pina Menichelli fu scritturata dalla casa di produzione di Pastrone per la somma di 1.000 lire per interpretare la parte, per l’appunto, della femme fatale ne Il Fuoco (1916), l’opera che la vide recitare al fianco del già divo (anche lui siciliano) Febo Mari e grazie alle quale entrò nella leggenda delle dive del cinema italiano e non solo. Su di lei si diffusero diverse voci riguardanti soprattutto la sua provenienza russa ma, nei fatti, la Menichelli ebbe il merito di entrare nelle fantasie degli italiani di inizio secolo che col cinema non solo avevano scoperto la bellezza di un’arte ancora poco conosciuta alle masse ma capace di incidere sui gusti e sulle tendenze delle classi più abbienti delle società che proprio nella settima arte cercavano non solo storie più o meno verosimili ma soprattutto il diletto dei sensi.

    Il Fuoco subì anche i tagli della censura ma questo non ne limitò il successo e la proiezione protrattasi per diverso tempo nelle sale cinematografiche italiane.

    Altro film che vide la Menichelli ancora attrice di Pastrone fu Tigre Reale (1916), opera tratta dal romanzo di Giovanni Verga ed in cui interpreta la parte di una provocante contessa russa, Natka, capace di indurre alla morte tutti gli uomini catturati dalla sua trappola d’amore. Non durò, però, ancora a lungo la collaborazione tra la Menichelli e Pastrone perché, avendo ricevuto un contratto di 300.000 lire a Roma, l’attrice si lasciò anche lusingare dal desiderio del denaro e di una vita agiata e lussuosa come così come confacente agli attori del suo calibro; lasciò, pertanto, Torino alla volta di Roma, per lavorare nella Rinascimento Film, casa di produzione del barone Carlo Amato che, oltre a conquistarla come  attrice la volle anche come compagna di vita.

    Per questa casa di produzione la Menichelli girò diversi film e grazie ai quali fu grandemente valorizzata in tutte le sue eccelse doti espressive. Tra i film che interpretò con successo La storia di una donna (1920) e Il romanzo di un giovane povero (1920), La seconda moglie (1922), La donna e l’uomo e La biondina (1923). Sempre nel 1923 spezzò la monotonia dei ruoli drammatici lavorando (ed anche divertendosi) in due commedie, La dama de chez Maxim’s e Occupati d’Amelia, stupendo per la sua enorme versatilità sia la critica e pubblico nelle sale.

    La sua bellezza ed il suo charme continuarono a rapire le fantasie di grandi giornalisti e critici tra i quali Ettore Veo, autore di un articolo per la rivista “In Penombra”, nel quale, descrivendo l’attrice, scrive così: “La fanciullesca vivacità dell’incantevole donna faceva uno strano contrasto co il raffinato abbigliamento di fatalissima protagonista. Sul lungo e candido abito di scena, il biondo dorato dei capelli splendeva dolcemente, illuminando con riflessi rosei il viso dall’ovale perfetto. Una creatura di sogno entrata come per magia nella mia vita di ogni giorno, per confortarne il tedio, attenuarne la malinconia”.

    La carriera di Pina Menichelli si interruppe nel 1924 quando decise di dedicarsi a tempo pieno alla famiglia e ritirandosi definitivamente a vita privata. Non senza lasciare, però, un bel ricordo ai posteri di un mondo forse un po’ lontano del divismo del quale lei fu una degna protagonista emanando ancora oggi dalle pellicole, preziosi cimeli del passato, e dalle foto non sbiadite dal tempo una luce rara, forte, eterna. Una stella o una meteora forse ma che brilla ancora oggi di luce propria.

    Morì a Milano all’età di 94 anni.

ANNA STUDIALE

Redazione, ASCinema – Archivio Siciliano del Cinema

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