IL CONFORMISTA (1970) – BERNARDO BERTOLUCCI

La contrapposizione tra immaginazione e realtà è il filo conduttore de Il conformista (1970) (prima italiana: 29 gennaio 1971, Milano), di Bertolucci, tratto dall’omonimo romanzo di Moravia. Marcello Clerici (Jean Louis Trintignant) è un mite professore di filosofia, allineato con il regime fascista e stimato in ambito accademico.

  Nel Mito della Caverna, Platone racconta di alcuni uomini, costretti da sempre a vivere nell’oscurità per vedere sulle pareti di una grotta le ombre prodotte, a loro insaputa, da un fuoco astutamente alimentato da dispotici tiranni.

    Per queste sue caratteristiche, egli viene scelto dal partito per una delicata missione: uccidere il professore Quadri, suo vecchio docente di filosofia, dissidente politico rifugiatosi a Parigi. Marcello, in realtà, convive con un terribile segreto: da bambino era stato abusato da un pedofilo e durante questo macabro incontro aveva ucciso il suo carnefice con una pistola trovata casualmente. Giunto a Parigi, il protagonista ritrova il suo vecchio Professore che gli dimostrerà di essere ancora lucidissimo, ricordando perfettamente la tesi di laurea di Marcello, basata proprio sul parallelismo etico ed estetico tra il cinema ed il Mito della Caverna.

    Sia pure per poco, si instaura nuovamente il rapporto maestro – discepolo: il primo rappresenterà al secondo come questo mito platonico possa, in realtà, considerarsi estremamente attuale per l’Italia di quegli anni, assurgendo a simbolo dell’oscurantismo del regime fascista.

    Dopo questo fatale incontro Marcello porterà, comunque, a termine la missione assegnatagli dal partito, ma le parole del vecchio professore Quadri colpiranno nel segno: ha inizio infatti un processo di destrutturazione, quasi freudiana, per cui il protagonista comincia a rivedere le proprie posizioni. Il tutto culminerà la notte del 25 luglio 1943, quando caduto il fascismo, Marcello – uscito metaforicamente dalla Caverna – vagherà per le strade di Roma non più oppressa dalla dittatura. Si ritroverà tra gli archi del Colosseo, all’epoca promiscui e mercenari, ove incontra con immenso stupore il pedofilo della sua infanzia, invecchiato ma sempre in azione.

    Finale assolutamente suggestivo: il protagonista sarà investito da un turbinio di emozioni, anche contrastanti: paura, rancore, incredulità, curiosità, morbosità. Ma sopratutto la consapevolezza che la falsa percezione di aver ucciso un uomo lo aveva condannato ad omologarsi e nascondersi per tutta una vita.

David di Donatello come miglior film.

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