CONRAD VEIDT. IL GABINETTO DEL DOTTOR MISTERO

Conrad Veidt è uno degli attori-simbolo dell’espressionismo tedesco e, nello stesso tempo, uno dei più incisivi interpreti del cinema muto. Nato in Germania nel 1893, Veidt compie il suo tirocinio col teatro di Max Reinhardt ed entra nel cinema nel 1917. Nel 1919 viene diretto da Richard Oswald in Un affare misterioso (Unheimliche Geschichten), da F. W. Murnau in Satanas (in cui sostiene il ruolo di Lucifero) e ne La testa di Giano (Der Januskopf). Ma la consacraziote arriva sempre nello stesso anno grazie all’allucinata caratterizzazione del sonnambulo Cesare ne Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene.

    Alto e scarno, gli occhi spiritati, i movimenti sinuosi, Conrad Veidt è l’interprete ideale per l’espressionismo e i suoi temi fantastici, sapendo dar vita a personaggi contorti o anomali. In Caligari, la sua snella figura si attaglia perfettamente alle scarne scenografie del film e contribuirà non poco a fare dell’opera uno spartiacque nel cinema muto tedesco. Nel 1924 Veidt è memorabile nel ruolo della statua di cera di Ivan il terribile che viene riportata in vita ne Il gabinetto delle figure di cera (Das Wachsfigurenkabinett) di Paul Leni e nel 1925 è di nuovo diretto. da Wiene ne Le mani dell’altro (Orlacs Hände) nel ruolo del pianista a cui vengono innestate le mani di un omicida.

    Nell’ultimo periodo del muto tedesco, giganteggia la sua interpretazione ne Lo studente di Praga (Der Student von Prag) di Henrik Galeen in cui impersona il povero studente che vende al diavolo la metà della sua anima, quella appartenente alla sua immagine speculare. Nel 1928 Veidt interpreta per Paul Leni (trasferitosi temporaneamente in America) un altro ruolo che diverrà giustamente celebre ne L’uomo che ride (The Man Who Laughs), la storia di un uomo deformato in volto da un perenne, tirato ghigno, antesignano dei mille Joker del cinema che rivedremo lungo i decenni. Per mantenere la sua faccia aperta in un sorriso innaturale, Veidt deve applicarsi una fastidiosa dentiera sovrapposta ai suoi veri denti durante tutte le riprese che durano sei mesi. In seguito Veidt impersona uomini corrotti e, con l’avvento del nazismo, è transfuga in Inghilterra e poi di nuovo negli Stati Uniti dove continua la sua carriera in film antinazisti.

    Una delle sue ultime apparizioni è quella del colonnello Strasser in Casablanca (1942) di Michael Curtiz. Già si è detto che, pur avendo influenzato il muto tedesco successivo, Il gabinetto del dottor Caligari è pressoché un fenomeno a sé. Prova ne sia il fatto che tutti i film che provano subito a ripercorrerne gli identici stilemi, risultano tutto sommato un fallimento. Basta citare Von morgens bis mitternachts (Dall’alba a mezzanotte) di Karl Heinz Martin che, pur essendo ancora più audace come concezione stilistica, non trova neppure una distribuzione poiché gli manca evidentemente la forza convincente del predecessore. Le stesse opere di Wiene immediatamente successive al suo capolavoro non trovano gli stessi consensi e non ne ripetono l’impatto.

    Per avere di nuovo successo, l’espressionismo dovrà trovare formule che, pur rifacendosi ai principi del movimento, dovranno seguire strade abbastanza autonome rispetto all’esempio prettamente caligaristico. Infatti nella versione del 1920 di Der Golem e in Destino (1921) (Der müde Tod)) di Fritz Lang, l’influenza espressionistica si innesta a temi più spiccatamente fantastici. Questa tendenza a seguire trasversalmente le orme del caligarismo non riguarda naturalmente solo i film di matrice horror-fantastica, ma anche la corrente filmica del sovrannaturale. Gli anni Venti del muto tedesco conoscono un approfondimento di temi perlopiù fantastici, con tutta una serie di opere che giocano in tutti i modi con i chiaroscuri e prendono in considerazione personaggi mostruosi, malvagi, anomali o miserabili. Nel 1923 compare sugli schermi tedeschi Ombre ammonitrici (Schatten – Eine nächtliche Halluzination) di Arthur Robison, in cui un giocoliere ipnotizza una coppia e mostra loro quali sarebbero gli effetti distruttivi delle loro passioni.

    Il film, come molti altri che seguiranno, è occasione e non molto più che un pretesto per compiere ardite sperimentazioni luministiche e scenografiche. Ma in questa non trascurabile tendenza, si fanno strada tre autori di grande talento. Ci riferiamo al regista-scenografo Paul Leni (che, nella collaborazione con Conrad Veidt, conoscerà gli esempi più luminosi della sua carriera) e soprattutto a due giganti la cui ombra espressionistica si staglierà su tutto il cinema muto tedesco e anche su quello americano: Friedrich Wilhelm Murnau e Fritz Lang, i cui contributi allo sviluppo del cinema (fantastico e non) è rilevantissimo.

PINO BRUNI

Redazione, ASCinema – Archivio Siciliano del Cinema

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