LO STUDENTE DI PRAGA (1913). ALLE ORIGINI DELL’AVANGUARDIA ESPRESSIONISTA

Lo studente di Praga (1913) è il primo, importante capolavoro che prepara l’avvento di una delle più rappresentative avanguardie mitteleuropee rappresentata dall’espressionismo. Film muto del regista danese naturalizzato tedesco Stellan Rye, è stato girato in gran parte a Praga, nel famoso castello di Lobkowitz.

    Noto anche col suo titolo originale di Der Student von Prag, oggi rappresenta una tra le più preziose testimonianze del percorso di crescita e sviluppo della settima arte in quella pozione di Europa, la Germania prima della Prima guerra mondiale, che già si veniva a delineare non solo come grande potenza economica e politica ma anche culla di stimolanti fermenti artistici e culturali che saranno da traino per il prosieguo post bellico delle arti figurative e, in modo specifico, della settima arte.

    Oggi è un film che viene considerato un rilevante manifesto programmatico per tutta la corrente espressionista sia per quanto riguarda l’aspetto strettamente tecnico ma anche per le sue tematiche che possiamo riassumere in poche frasi: lo sdoppiamento, tematica molto cara alla cultura tedesca, noto anche come Doppelgänger, la sensibilità verso il soprannaturale ed il paranormale, l’azione delle forze del male che condizionano la il libero arbitrio dell’uomo. Tematiche nuove che, seppur avevano già avuto una loro vitalità all’interno di taluni filoni legati alla letteratura gotica romantica, qui sono rivisitati in una chiave attuale di lettura della realtà del tempo, dominata da forze oscure. E sappiamo, oggi, che cosa hanno causato nella storia dell’Europa tali forze, fatto che contribuisce a donare allo Studente di Praga un peso ancora più prezioso nella storia dell’arte del Novecento.

    Punto centrale per una sua analisi più approfondita è lo scrittore e poeta tedesco Hanns Heinz Ewers, autore del romanzo omonimo da cui è tratto il film, lo stesso che si trasferì a Berlino per dirigere la sua trasposizione cinematografica affiancato dalla preziosa collaborazione di Paul Wegener. Ma fu lo stesso Ewers a volere, però, Stellan Rye nella regia apprezzando la sua ricerca di un linguaggio nuovo che mitigava bene il ricorso alle suggestioni paesaggistiche prettamente romantiche associate ad un punto di vista nuovo ed originale, seppur ancora molto lontano da quelli che saranno i tratti più caratteristici dell’espressionismo. Di certo è un film che, malgrado l’estrema semplicità della tecnica in cui prevalgono in campi medi incorniciati con macchina da presa fissa ed una totale assenza di veri primi piani, presenta una spiccata ricerca degli effetti chiaroscurali, frutto di una fotografia affidata ad un maestro anche degli effetti speciali come Guido Seeber. Ma la presenza ancor più significativa è proprio quella di Paul Wegener nei panni di Balbuin, lo studente protagonista del film, affiancato dal primo essere perfido ed orrorifico, a cui di certo ha tratto ispirazione qualche anno più tardi Robert Wiene, regista de Il gabinetto del dottor Caligari (1920), il mefistofelico personaggio di Scapinelli, un negromante interpretato da John Gottowt.

Una riflessione è centrale per capire a pieno la trama di quest’opera e sta racchiusa nelle parole di Alfred de Musset, inserite all’inizio e alla fine, quasi a completare un cerchio immaginario che la racchiude per intero.

“Non sono Dio né posso essere il demonio però con disprezzo pronuncio proprio il tuo nome poiché dovunque sei ci sarò anch’io fino alla fine della tua ultima ora e davanti alla tua lapide mi siederò sulla tua ombra”.

    È questo il tragico destino che è toccato a Balduin, un giovane studente squattrinato, esperto spadaccino che si ritrova a fare un patto con uno strano personaggio, il negromante Scapinelli. Costui gli promette del denaro col quale Balduin può aspirare a conquistare il cuore di una nobildonna, la contessa Margyt (Grete Berger), della quale si è innamorato seppure è stata promessa in sposa per volontà del padre al barone Waldis (Fritz Weidemann). In cambio, però, acconsente di ricambiare il denaro ricevuto da Scapinelli con la sua ombra. Non avrebbe mai immaginato che uno scambio così indolore sarebbe stato la sua condanna perché è proprio la sua ombra che non solo gli impedirà di realizzare il suo progetto di amore ma lo condurrà anche a consegnare all’essere demoniaco che gli si era presentato davanti nei panni di Scapinelli, la sua stessa vita. Balduin si ritrova, pertanto, vittima di un destino tragico in cui la sua libertà lo ha condotto a cedere alle lusinghe del male che finisce per aver la sua vittoria sul bene.

    Il finale tragico della pellicola di certo non è un caso e lascia trapelare il vento nero della morte che da lì a poco si sarebbe impossessata tutto il mondo con la Grande guerra della quale fu vittima lo stesso Stellan Rye che, arruolatosi nell’esercito tedesco, è morto nel 1914, a distanza di un anno dall’uscita del film, a causa di terribili ferite riportate mentre combatteva sul fronte occidentale, in Francia. La sua sfortunata vita, tuttavia, non ha permesso che il pregio del suo Studente di Praga si spegnesse con la sua morte prematura. Poiché è un film che ha donato molto alla settima arte ed allo stesso Paul Wegener che, qualche anno dopo, sarebbe diventato un vero divo rappresentativo di tutto l’espressionismo tedesco.

    Da ricordare, inoltre, i remake che sono stati girati qualche anno più tardi: nel 1923 con Henrik Galeen alla regia e Conrad Veidt nel ruolo di attore protagonista e, ancora, una versione sonora del 1935 diretto da Artur Robison e con Adolf Wohlbrück nei panni di Balduin.

    Tutti motivi validi che spingono ancora oggi appassionati di cinema e non a considerare Lo studente di Praga tra i film che non possono mancare nel bagaglio culturale di chi cerca di conoscere più approfonditamente la cultura occidentale degli inizi del Novecento; in questo caso è bene tener presente la settima arte ha, da sempre, rappresentato uno specchio essenziale della nostra civiltà in cui è possibile riconoscersi, ieri come oggi.

ANNA STUDIALE

Redazione – ASCinema – Archivio Siciliano del Cinema

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