CESARE ZAVATTINI, SOPRATTUTTO CINEMA, MA NON SOLO

Uno dei padri del neorealismo. Con De Sica ha realizzato film entrati nella storia. Ma è stato anche un grande provocatore

Come intercalare, la parola “cazzo” non scandalizza più. Merito di Cesare Zavattini che per primo, infrangendo un tabù, la pronunciò dai microfoni radio di Voi ed io la mattina del 25 ottobre 1976. Giornalista, scrittore, pittore, sceneggiatore, regista, Zavattini lanciò così una delle sue sfide. Una delle tante (un’altra, per esempio, fu la sua proposta di istituire nelle scuole “l’ora della pace” in opposizione a tutte le guerre. “La pace è la vera rivoluzione“, diceva). In questo modo, uno dei padri riconosciuti del neorealismo è passato alla storia anche come provocatore. Non poteva che essere così per uno cresciuto vicino al Po, che del fiume aveva fatto proprie le piene impetuose, gli straripamenti, e dalla pianura aveva preso la vocazione all’agire, al produrre: nel suo caso, idee.

Nato nel 1902 a Luzzara, paesino della Bassa padana in provincia di Reggio Emilia, figlio dì un oste, studiò legge. Dopo alcune esperienze come insegnante (fra i suoi allievi Attilio Bertolucci e Giovanni Guareschi) e giornalista, cominciò un percorso artistico che, nel cinema, lo portò a collaborare con molti registi: De Sica, Blasetti, Lattuada, Germi, Visconti, Rossellini, Damiani e altri. In tutto oltre un centinaio di film con i quali ha attraversato l’intero Novecento tra la fase dell’impegno e quella dell’immaginazione.

Ma è soprattutto con De Sica che Zavattini lavorò più intensamente alla realizzazione di diversi, importanti film neorealisti. Alcuni titoli: I bambini ci guardano (1943), Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), Miracolo a Milano (1951), Umberto D (1952).   E successivamente, sempre con De Sica, altri film come L’oro di Napoli (1954) e La ciociara (1960).  Per la televisione ha firmato la sceneggiatura di Ligabue (1977), film tratto da un suo racconto, e ha diretto, scritto e interpretato, a ottant’anni, La veritàaaa (1982), la sua opera-testamento.

Zavattini è morto a Roma il 13 ottobre 1989.

VALENTINA STRADA

Redazione, 22 ottobre 2019

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