AURELIO GRIMALDI E MARCO RISI RICEVONO “LUCI SULLA CITTÀ”

    La Sicilia, terra dalla tradizione millenaria, con i suoi molteplici volti per nulla riconducibili ad un unicum, ha da sempre offerto una pluralità di palcoscenici, paesaggistici e umani, in grado di suscitare, in chi le si accosta, stimoli e fantasie sempre nuove e inaspettate. Così è stato anche per il Cinema che, sedotto e ammaliato dalla nostra terra, l’ha scelta a più riprese come una delle location preferite per le produzioni cinematografiche italiane ed internazionali.

    Non a caso Leonardo Sciascia, da grande cinefilo qual era, sosteneva che non si sarebbe potuto smettere di produrre lavori audiovisivi con la Sicilia regalmente al centro, dal momento che la Sicilia è di per sé un cinema.

    In tale contesto, all’ombra del Parnaso cinematografico, la città di Palermo ha rivestito un ruolo di primo piano sin dagli inizi del Novecento, in un continuo crescendo di opere e produzioni che l’hanno resa la città-set siciliana più prolifica e feconda dell’intera mappa della cinematografia italiana. Non tutti, però, hanno avuto e, purtroppo, ancora oggi hanno contezza di ciò e nel tempo si sono avvicendati soltanto degli studi parziali e frammentari che non hanno reso merito al ruolo che la “capitale” della Sicilia ha avuto in seno alla settima arte.

    L’opera che finalmente ha colmato questo inspiegabile vuoto di testimonianza e ricerca è Luci sulla città – Palermo nel cinema dalle origini al 2000 a cura di Antonio La Torre Giordano (Edizioni Lussografica, 2020), presentata a Caltanissetta nell’ambito del Festival Miniera. Cultura – Turismo – Eventi.

    Si tratta di un’opera del tutto inedita, frutto di sette anni di lavoro, indagine e ricerca, realizzata da ASCinema – Archivio Siciliano del Cinema il cui direttore, Antonio La Torre Giordano, è stato curatore e coautore, e lavorando di concerto con altri autori ha realizzato quella che, da più parti, è stata definita un’opera monumentale.

    In prima battuta il volume è stato presentato venerdì 16 luglio alle ore 19:00 nell’ambito della Mostra dei libri degli Editori Indipendenti Siciliani. Nella cornice di Palazzo Moncada- Galleria Civica d’Arte, alla presenza dell’Assessore alla Cultura di Caltanissetta Marcella Natale, il curatore e co-autore Antonio La Torre Giordano ha presentato il lavoro realizzato, dialogando con la co-autrice Manuela Giordano e con il moderatore dell’incontro Salvatore Farina, docente di Storia e Filosofia presso il Liceo classico cittadino Ruggero Settimo”.

    «Obiettivo dell’opera – ha affermato Antonio La Torre Giordano – è quello di promuovere e diffondere la conoscenza del cinema “a soggetto” che ha nella città di Palermo (e nel suo hinterland) un set cinematografico naturale, rimuovendo in tal modo quella coltre di oblio e quella lacuna storiografica protrattasi per troppo tempo in merito al ruolo che la città di Palermo ha avuto e continua ad avere in seno alla settima arte».

    Molto stimolante anche l’intervento della co-autrice Manuela Giordano la quale, all’interno dell’opera, ha indagato il rapporto intercorso tra mafia e produzione cinematografica, dedicando a tale tematica l’interessante capitolo dal titolo “(Dis)onorata società – La mafia sul grande schermo”. A concludere l’incontro, nel corso del quale è stato anche proiettato un video con il book-trailer e le interviste radiotelevisive del curatore dell’opera, sono state le parole di Salvatore Granata, responsabile della casa editrice nissena Edizioni Lussografica che, avendo compreso sin dall’inizio l’enorme valore di questo prezioso lavoro, ne ha subito sposato l’iniziativa, avviandone entusiasticamente la collana Cinefocus, su proposta di ASCinema.

    Sempre a Caltanissetta, il volume è stato presentato, inoltre, al Centro culturale “Michele Abbate” nella serata di domenica 18 luglio, in occasione della rassegna cinematografica curata da Aurelio Grimaldi che ha visto anche la partecipazione del regista Marco Risi.

    Dopo i saluti istituzionali del sindaco Roberto Gambino e dell’Assessore alla Cultura Marcella Natale e l’intervento del Presidente dell’Associazione cinematografica e culturale “Laboratorio dei sogni” arch. Fernando Barbieri, il volume è stato presentato dalla prof.ssa Stefania Mastrosimone che ha offerto agli astanti un quadro sinottico dell’opera, evidenziandone il carattere inedito dal momento che mancava, per la città di Palermo, uno studio così certosino e completo che rendesse finalmente merito al rilievo artistico-culturale che tale città ha in seno alla cinematografia. L’opera, di cui è stato anche proiettato un video con il book-trailer, ripercorre doviziosamente le diverse tappe del lungo percorso cinematografico che il capoluogo siciliano ha intrapreso a partire dagli inizi del ’900 fino al 2000. «Si tratta, dunque, di uno straordinario percorso lungo un secoloha affermato la prof.ssa Mastrosimonela cui narrazione si dipana attraverso 15 capitoli, 300 immagini e ben 165 film censiti che recano firme autorevolissime, tra le quali quelle dei due grandi maestri presenti in sala Aurelio Grimaldi e Marco Risi». A costoro, protagonisti del succitato iter cinematografico palermitano con pellicole quali, Mery per sempre (1989), Ragazzi fuori (1990), Il muro di gomma (1991), Le buttane (1994) e Il macellaio (1998), sono state date in dono le copie del volume che ha destato in loro immediato interesse e una sana curiositas.

    Nel contempo si è colta l’occasione per rivolgere ai due registi qualche domanda sulle loro produzioni palermitane, ovviamente presenti nell’opera Luci sulla città. Palermo nel cinema dalle origini al 2000, operando soprattutto una riflessione sul profilo umano di alcuni attori coinvolti in film quali Mery per sempre, Ragazzi fuori, a partire da Salvatore Termini, alias “King Kong” che, come ha ricordato Fernando Barbieri, imparava le battute ascoltandole dal registratore perché era analfabeta. Francesco Benigno, all’epoca venditore ambulante, la cui presenza nel cast, ha ricordato Risi, fu del tutto casuale: «Stava accompagnando un suo amico al provino e lo notai; inizialmente gli avevo affidato il ruolo di Pietro, rivestito poi da Claudio Amendola, successivamente quello di Natale», ruolo che gli diede grande successo e che ricoprì anche nel seguito del film Ragazzi fuori. Con particolare trasporto il regista ha poi ricordato la storia di Roberto Mariano, morto nel ’90 in un incidente aereo: «Stava andando a Zurigo dove aveva trovato un lavoro. Roberto era diventato padre stando al “Malaspina”, esattamente come accadde nel film». Infine ha ricordato la storia di Stefano Consiglio, detto Richetto, venuto a fare il provino con Francesco Benigno: «Era un ragazzo simpatico, sveglio, ma alla fine mi orientai su Benigno. Stefano morì ammazzato mentre a Palermo si proiettava l’anteprima del film, ucciso da un poliziotto mentre rubava un’autoradio». Tale vicenda è stata poi ricostruita dal regista in una delle scene più drammatiche del film Ragazzi fuori.

    «La forza di questi film ha sottolineato la prof.ssa Mastrosimone sta nel fatto che riescono a delineare un quadro in cui il piano della realtà tende a prevalere su quello della finzione scenica: il carcere minorile “Malaspina”, rinominato nel film “Rosaspina”, ben prima di essere un set per alcuni di quei ragazzi era stato realtà», ragazzi di vita pasoliniani, attori improvvisati, ma teatrali fin dai gesti che accompagnano le loro parole, scelti proprio per la loro carica espressiva, verbale e gestuale mediante la quale hanno saputo rendere in modo così naturale e verosimile la storia.

    Ed è anche questo il motivo per cui molti registi hanno scelto Palermo e, in generale, la Sicilia che, come ben delineato nell’opera presentata, volume inaugurale delle suddetta collana editoriale, ha ospitato numerose produzioni cinematografiche guidate dai più celebri registi del Paese, che hanno lasciato il segno, varcando anche i confini nazionali. Si pensi soltanto ai cineasti del calibro di Blasetti, Germi, Visconti, Rossellini, De Sica, Antonioni, Pasolini, Zeffirelli, Ferreri, Rosi, Damiani, i Taviani, Lattuada, Coppola, Cimino, Wenders, Herzog, etc.

    La Sicilia, che il mondo del cinema non si stanca mai di raccontare, rappresenta di per sé un palcoscenico naturale, un set spontaneo, un luogo cinematografico, secondo la definizione del regista bagherese Tornatore al quale, subito dopo l’uscita del suo capolavoro Nuovo Cinema Paradiso (1988), un altro grande siciliano, Leonardo Sciascia, in maniera fraterna diede questo consiglio: «Peppuccio, fai sempre film sulla Sicilia e non sbaglierai mai».

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