GODZILLA. L’ANGOSCIA NUCLEARE

L’interminabile saga dei “Kaijū Eiga”, o film di mostri, iniziò nel 1954, quando Ishirô Honda, padre del genere, realizzò per la casa di produzione Toho il film Godzilla (1954). La Toho aveva dovuto rifiutare una costosa coproduzione con l’Indonesia ed era nella necessità di trovare qualcosa di alternativo. Il produttore esecutivo Tomoyuki Tanada decise di rivolgersi a Honda e di chiedergli un’imitazione de Il risveglio del dinosauro (1953), di Eugene Lourié, che lo aveva favorevolmente impressionato anche grazie ai mirabili effetti speciali del grande Ray Harryhausen.

    Il film narrava la storia di un rettile gigantesco che, in seguito all’esplosione di una bomba all’idrogeno, si risveglia dal letargo. Dopo aver distrutto New York, la bestia viene infine sgominata tramite un missile che riesce a disintegrarla. Il produttore affidò a uno sceneggiatore di Shigeru Kôyama, specializzato in fantascienza, la stesura di una storia analoga che avrebbe avuto il titolo provvisorio di G. il copione definitivo fu poi firmato da Takeo Murata e dallo stesso Honda, con effetti speciali di Eiji Tsubaraya. Entusiasta del lavoro di Willis H. O’Brien che, nella prima versione di King Kong, aveva animato diverse creature preistoriche, Tsubaraya si era fabbricato ancora bambino, la sua prima macchina da presa utilizzando pezzi di macchinari fuori uso. Anni dopo si sarebbe unito all’èquipe della Toho. Il successo del mostro Gojira – universalmente conosciuto con il suo nome americano, Godzilla – lo aiutò a consolidare il primato degli effetti di animazione giapponesi. Nessuno riuscì a eguagliarlo fino a quando George Lucas creò la California Industrial Light and Magic per progettare gli effetti speciali di Guerre stellari (1977). In mancanza dell’eroina femminile (una “grande assente” lungo tutta la serie), il primo film di Godzilla introdusse il personaggio di un dottore buono e intelligente che, in tutte le avventure, è l’unico capace di far fronte al mostro. La Toho scelse per questa parte Takashi Shimura, uno degli attori preferiti di Akira Kurosawa, protagonista di capolavori come Vivere (1952) e I sette samurai (1954), lo stesso anno della presentazione di Godzilla. La colonna sonora era di Akira Ifukube, che da quel momento avrebbe composto le musiche di tutti i film di fantascienza della Toho. Le melodie servivano a sottolineare scene ora ingenue, ora brillantemente spettacolari, come quella in cui Godzilla divora un treno. Il film fu la grande superproduzione dell’anno, con un investimento di 100 milioni di yen, straordinario in un epoca in cui il costo medio di un film si aggirava intorno ai 240.000 yen. Il trionfo fu così clamoroso che Joseph E. Levine volle acquistare i diritti del film per gli Stati Uniti. Decise però di rimontare la pellicola, affidando a Terry O. Morse la realizzazione di nuove scene con Raymond Burr nel ruolo del giornalista Steve Martin. Il montaggio definitivo era più lungo di 15 minuti rispetto alla versione giapponese e fu un ulteriore successo di botteghino, al punto che i proprietari del nuovo mostro decisero di rilanciare il film in Giappone con la versione realizzata a Hollywood. L’attore Raymond Burr, prima di diventare famoso come Perry Mason, divenne così il grande idolo degli spettatori giapponesi. La popolarità dell’ingenuo ma temibile Godzilla si diffuse in tutto il mondo.

Una serie prolifica

    Per Il re dei mostri (1955), il secondo film della serie, diretto da Motoyoshi Oda, si utilizzarono plastici di edifici e mostri animati da uomini vestiti con costumi di lattice. Dentro Godzilla si nascondeva niente meno che il produttore Tomoyuki Tanaka. La sceneggiatura, scritta da Shigeru Kayama, metteva di fronte Godzilla e Angurus, un altro mostro poi dimenticato fino a quando non venne fatto resuscitare in Godzilla contro i giganti (1972) e in Godzilla contro i robot (1974). In questo film Godzilla distrugge Tokio e Osaka, morendo alla fine sepolto da una valanga di ghiaccio. Per la distribuzione negli Stati Uniti, Forrest J. Ackerman volle che Ib Melchior girasse nuove scene seguendo una sceneggiatura dello stesso Melchior, The Volcano Monsters con il titolo di Gigantis the Fire Monster, il film ebbe minor successo rispetto a quello precedente. Paul Schreibman affidò a Hugo Grimaldi, Rex Lipton e Al Sarno rispettivamente la post-sincronizzazione, la musica e gli effetti speciali di questa versione americana. Il trionfo di King Kong (1962) fu di nuovo affidato a Honda. L’idea originale era questa volta americana e si basava su un testo di Willis H. O’Brien intitolato King Kong versus Frankenstein, poi King Kong versus Ginko e infine Prometheus versus King Kong. All’inizio degli anni cinquanta l’idea venne venduta alla Toho, che decise di utilizzarla per Godzilla. Il famoso gorilla è questa volta il difensore dei pescatori delle Isole Salomon, che lo venerano come un dio. Godzilla, l’aggressore, come principale arma di combattimento fa uso della sua capacità di sputare fuoco dalle fauci. Il duello fra i mostri fu girato con un certo senso dell’umorismo, riscontrabile ad esempio nella scena in cui i due si passano un pesante masso come se fosse una palla da baseball. Nella versione americana uno degli attori giapponesi venne sostituito dallo statunitense Michael Keith e furono tagliate alcune sequenze giudicate troppo ingenue. Watang! Nel favoloso impero dei mostri (1964), girato sempre da Honda, metteva di fronte Godzilla e la farfalla Mosura (Mothra nella versione americana), l’unico mostro della Toho che non nascondeva dentro di sé un essere umano ma che era una vera e propria ricostruzione animata. Le creature di questa gigantesca farfalla, ancora crisalidi, ricoprono Godzilla con un liquido simile al latte che, solidificandosi, gli impedisce di muoversi. Il mostro resta così sepolto nelle profondità dell’oceano fino alla successiva avventura. Per attirare il pubblico dei bambini vennero inseriti nella sceneggiatura due piccoli personaggi: due sorelle in “miniatura”. Di tutti i film della serie diretti dal prolifico Honda, quello meno riuscito fu Ghidorah! Il mostro a tre teste (1965, inedito in Italia fino all’edizione Cecchi Gori sottotitolata in DVD), in cui Godzilla si scontra con Ghidorah, un mostro a tre teste che aveva già fatto la sua apparizione quello stesso anno in L’invasione degli astromostri, con Nick Adams nella versione americana. Questo mostro tricefalo è in grado di far fronte a un formidabile trio difensore della Terra: Godzilla, Mothra e Rodan. La lotta finale ha come sfondo la cima del monte Fuji e il protagonista maschile è Eiji Okada, l’amante di Emmanuelle Riva in Hiroshima mon amour (1959).

Un eroe ecologico

    A metà degli anni Sessanta, Godzilla perse i suoi connotati negativi, affermandosi come il “difensore dell’universo”. La creatura, che si era risvegliata dal letargo a causa delle esplosioni atomiche, difendeva adesso l’equilibrio ecologico dagli esperimenti abusivi. Jun Fukuda diresse Il ritorno di Godzilla (1966), in cui il bestiario giapponese si arricchiva di Ebirah, una specie di aragosta gigante con tratti non ben definiti, che avrebbe avuto vita breve sullo schermo. Ambientato integralmente nei mari del Sud, questo film avrebbe poi visto parte del suo metraggio riutilizzato dallo stesso Honda in Gojira Minilla Gabara – All kaijū daishingeki (1969) (lett. Godzilla, Minilla, Gabara – La grande carica di tutti i mostri). Di fronte all’ottima accoglienza ricevuta dal primo film di Fukuda, la Toho gli affidò poco tempo dopo una nuova avventura, Il figlio di Godzilla (1967). Alcuni scienziati che stanno studiando la possibilità di variare il clima a proprio piacimento provocano la crescita anormale di piante e insetti. Nasce così il figlio di Godzilla: un simpatico cucciolo di mostro del tutto simile al suo famoso papà. Padre e figlio affrontano uniti un ragno e una mantide religiosa e vengono infine ibernati dai malvagi ricercatori. Il figlio di Godzilla fu inserito nella trama a seguito del successo riscosso dalla Daiei e dalla Nikkatsu – case di produzione rivali della Toho – che avevano prodotto film, realizzati con un certo senso dell’umorismo, incentrati sulle vicende di piccoli mostri.

Il convegno dei mostri

    Per celebrare la produzione del suo ventesimo film di mostri, in un momento di massima popolarità per i “Kaijū Eiga”, la Toho annunciò una nuova opera che doveva riunire le sue undici creature più famose. Nel film, intitolato Gli eredi di King Kong (1968), Rodan distrugge Mosca e assedia Tokio, Baragon annienta l’Arco di Trionfo a Parigi e Godzilla e suo figlio attaccano New York. Non minori sono i danni provocati dal passaggio di Arzilla (che aveva debuttato in Il re dei mostri), dalla farfalla Mothra, da Varan, Ebirah e Wenda – presentata al pubblico in Atragon (1963). Tutti i mostri si affrontano in una grande battaglia finale che ha come sfondo le cime innevate del Fujiyama, destinato a comparire immancabilmente anche nei film successivi della Toho. Gli eredi di King Kong fu il canto del cigno dell’era dei mostri giapponesi. Il successivo Gojira Minilla Gabara – All kaijū daishingeki (1969), diretto ancora una volta da Honda, fu realizzato con parte del materiale rimasto inutilizzato da Il ritorno di Godzilla e da Il figlio di Godzilla. Questa volta l’eroe è un bambino, cui spetta l’onore di fare amicizia con Godzilla e suo figlio. Quando Honda decise di ritirarsi venne sostituito con poco successo da Yoshimitsu Banno, regista di Godzilla, furia dei mostri (1971), la più ecologica delle avventure di Godzilla. Il colpevole dell’inquinamento questa volta si chiama Hedora, lancia raggi rossi dagli occhi e riesce quasi ad accecare Godzilla prima di morire fra i suoi invincibili artigli. Godzilla contro i giganti (1972), diretto con maestria da Jun Fukuda, riuscì a risollevare le sorti di una serie ormai in netto declino. Lo sfondo è un parco di divertimenti i cui impiegati sono in realtà extraterrestri costretti ad abbandonare il loro pianeta, minacciato da una contaminazione nociva, e ora pronti a conquistare la Terra. Le sequenze del pianeta agonizzante vennero girate a Tokio, dove l’inquinamento è un problema quotidiano. Dietro la maschera di Godzilla si nascondeva l’attore Haruo Nakajima, mentre Kanta Ina incarnava Ghidorah. In Ai confini della realtà (1973) i mostri proposti da Fukuda sono questa volta uno scarafaggio gigante, Megalon, e un pollo nero, Borodan, emissari di un impero sotterraneo desideroso di vendicarsi dei terrestri che hanno distrutto il suo ecosistema con i loro esperimenti nucleari. Il film segnò una momentanea rinascita dell’interesse verso i mostri della Toho, sebbene la sua accoglienza negli Stati Uniti e in Europa fosse stata assai tiepida.

La storia infinita

    Godzilla contro i robot (1974) unisce il tema della stregoneria, in auge nel cinema giapponese dell’epoca, con quelli abituali del genere dei mostri. Godzilla deve qui affrontare un sosia-robot che imita i suoi atteggiamenti in modo meccanico. La sceneggiatura di Yuzuru Aizawa fa inoltre ricomparire Anzilla, a conferma del fatto che anche i mostri del cinema giapponese non muoiono mai. Di fronte al discreto successo del film, la Toho incaricò Honda di realizzare un nuovo ciclo. Distruggete Kong! La Terra è in pericolo (1975) diede il via alla serie; qui il sosia di Godzilla si allea con Titanosaurus e utilizza armi sofisticatissime, ricreate facendo ricorso ad effetti speciali sempre più costosi. L’epoca dei pionieri dei plastici animati, con la loro ingenuità e la loro grazia, era giunta alla fine. Nella metà degli anni ottanta Kôji Hashimoto girò per il produttore Tomoyuki Tanaka un nuovo episodio, Godzilla 1985, servendosi di effetti speciali ancora più elaborati e sfruttando la presenza di Raymond Burr nello stesso ruolo che aveva ricoperto nella prima versione. Il dialogo presenta numerosi riferimenti all’attualità politica del momento e ai titoli di testa sono unite immagini tratte dal cortometraggio animato Bambi Meets Godzilla (1969). Anni più tardi l’annuncio di una versione in cartoni animati delle avventure del mitico mostro giapponese coincise con il lancio, da parte della Hanna-Barbera, di una serie di cartoni per la televisione. Godzilla entrò così a far parte dell’olimpo dei grandi personaggi e la sua immagine fu ripresa in ogni genere di gadget e di magliette.

Creature giapponesi

    Nemici acerrimi di Godzilla, alleati o rivali in film analoghi prodotti da altri studi, i mostri giapponesi sono immortali, combattivi e sempre pronti a distruggere una città famosa, concludendo poi le loro avventure con la classica lotta all’ultimo sangue in cima al Fuji, mentre gli scienziati e gli abitanti del luogo commentano terrorizzati le loro spaventose atrocità. Tre di essi hanno in comune una terribile facoltà: sono capaci di uccidere con il fiato. Se Godzilla sputa fuoco, i suoi tre nemici offrono varianti originali: Barugon esala ghiaccio, Ghidorah raggi laser, mentre Gyaos vomita una spuma in grado di spegnere il fuoco di Godzilla. Sono mostri poco portati all’accoppiamento: l’unico ad avere una compagna è Rodan. Quasi tutti, come la farfalla Mothra che vive su un’isola del Pacifico, o la tartaruga Gamera (produzione Daiei), sono anfibi. Non bisogna dimenticare poi il tricefalo Gappa (produzione Nikkatsu); Guilala (produzione Shochiku); Daimajin (Daiei), una gigantesca statua di samurai che periodicamente si anima; Kingu Kongu, versione giapponese di King Kong e Furankenshutain, la creatura nipponica di Frankenstein, di cui si hanno due versioni. La prima di esse è di colore marrone, ha origini terracquee e rispetta l’ordine e la legge, collaborando con gli scienziati e mostrandosi sempre pronta, come Godzilla, a prestare il suo aiuto. La seconda è un allogeno verdognolo che pensa soltanto a distruggere il pianeta. Il primo mostro giapponese a colori fu Rodan, uno pterodattilo che vola a velocità supersonica e abita con la sua compagna sul monte Aso, all’interno del cratere di un vulcano spento. Rodan, il mostro alato (1956) fu la sua prima avventura cinematografica, diretta da Honda in collaborazione con l’équipe abituale della Toho. La versione americana aggiunse una voce fuori campo che narrava le sue vicende, rimaneggiate poi in Ghidorah il mostro a tre teste, dove il mostro affianca Godzilla nelle sue opere di bene. Lavoreranno insieme per la pace mondiale anche in L’invasione degli astromostri e in Gli eredi di King Kong. Baran, conosciuto negli Stati Uniti come Varan, appartiene come Godzilla alla specie dei rettili giganti. In Daikaiju Baran (1958) muore a causa di esplosivi chimici dopo essersi risvegliato dal letargo in seguito alle ricerche di alcuni scienziati che stanno tentando di rendere potabile l’acqua salata del mare. Nella versione americana, per snellire la trama, furono tagliate le interminabili scene delle conversazioni fra gli scienziati. Mosura (Mothra per gli americani), di sesso femminile e causa involontaria di ogni genere di disastri, è la farfalla gigante creata da Shinichiro Nakamura e protagonista del film omonimo del 1961. Se distrugge Tokio è per colpa di alcuni scienziati che hanno alterato la sua pacifica esistenza nell’isola lontana dove abitava per portarla fino in Giappone. In questa avventura, come nelle altre in cui collabora con Godzilla nelle sue lotte ecologiche, la affiancano le minuscole gemelle “Aelinas” (conosciute come le “Peanuts” nella versione americana), incarnate dalle sorelle Itoh, due attrici assai popolari sugli schermi nipponici. La società di produzione Daiei cercò di competere con la Toho lanciando nel 1966 Gamera l’invincibile (1965), realizzato da Noriaki Yuasa secondo il modello di Honda. Una bomba atomica risveglia la tartaruga gigante Gamera e provoca la sua furia distruttrice, finché gli scienziati non riescono a sbarazzarsene agganciandola a un razzo e lanciandola nello spazio. Questo, naturalmente, non impedirà che le sue avventure continuino in altri cinque film. La versione americana con Gamera comprende diverse nuove scene interpretate dal veterano Brian Donlevy – famoso per le sue produzioni per gli studi della Universal – e dagli attori Albert Dekker e Diane Findlay. In Attenzione! Arrivano i mostri (1966) la tartaruga, nel suo viaggio verso Marte, cozza contro un meteorite e ricade nuovamente sul territorio giapponese. Nel frattempo viene scoperto in Nuova Guinea un gigantesco uovo a forma di opale che, esposto a una quantità eccessiva di raggi infrarossi, si apre e lascia uscire la creatura che nasconde al suo interno, Barugon. L’energia di Barugon si trasforma in un arcobaleno che scioglie tutto quel che tocca, mentre l’esalazione del suo fiato è in grado di gelare i nemici. L’unico mostro cannibale della serie giapponese, conosciuto come Gyaos o Gaos, è di sesso indefinito. Comparve per la prima volta in Gamera contro il mostro Gaos (1967), sempre diretto da Yuasa. È maschio, ma ha un petto femminile, si nutre di esseri umani e odia il fuoco come i vampiri odiano l’aglio. È capace di volare e riesce a spegnere il fuoco facendo uscire dal torso colonne di vapore giallo. Malgrado le sue spettacolari facoltà, la produzione lo fece perire per sempre, vittima dei raggi solari. Parallelamente a Gyaos, comparve negli studi di Seul la creatura conosciuta col nome di Yongari, che oltrepassò i confini coreani e venne distribuito in Italia col titolo Yongary il più grande mostro (1967), diretto da Ki-duk Kim e co-prodotto da Keukdong Entertainment e Toei Company. Questa creatura presenta caratteristiche simili a quelle dei mostri preistorici. Una bomba atomica la fa resuscitare a Panmunjeom e la spinge a distruggere Seul. Beve benzina e si nutre di prodotti derivati dal petrolio. Come i mostri giapponesi, diventa un giocattolo nelle mani di extraterrestri che, a causa dell’inquinamento, cercano un nuovo habitat in Corea, in Giappone o nei mari del sud.

GIAN LUCA CASTOLDI

Redazione, ASCinema -Archivio Siciliano del Cinema

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