CHRISTOPHER LEE. UNA “STATURA” FUORI DAL COMUNE

Nato nel 1922, figlio di un colonnello del King’s Royal Rifle Corps e di una contessa italiana, Christopher Lee cominciò la la carriera d’attore dopo aver lasciato l’esercito alla fine della Seconda guerra mondiale. Sotto contratto con la Rank Film. È richiestissimo come caratteristica, ma la sua infrequente altezza riduce le sue possibilità di ottenere ruoli da protagonista.

    Finché, nel 1957, viene scelto per la parte della Creatura in La maschera di Frankenstein di Terence Fisher: un trucco che gli macera il volto, una sofferenza fisica che gli blocca l’andatura, pochissime battute di dialogo, quasi intellegibili. Non sembra un granché per il lancio di una carriera, ma il film fa la fortuna della Hammer Film e l’anno successivo, quando la compagnia decide di mettere in cantiere Dracula il vampiro (e Peter Cushing, il vero divo di La maschera di Frankenstein, è ovviamente improponibile, per motivi di età e di stile, come vampiro), il ruolo di principe delle tenebre tocca a Lee. Imperioso, magnetico, attraente e al tempo stesso repellente, minaccioso, Christopher Lee dà letteralmente corpo al crudele signore descritto da Bram Stoker. Forse è il miglior Dracula di tutti i tempi.

    Lee diventa il divo internazionale dell’horror: oltre al ruolo di Dracula negli altri film della serie Hammer e in diverse versioni italiane, spagnole, e messicane del mito, interpreta il sacerdote Kharis ne La mummia (1959) di Fisher, il professore di Lo sguardo che uccide (1964) di Fisher, l’uomo ossessionato dallo spirito del marchese De Sade ne Il teschio maledetto (1965) di Freddie Francis, uno degli archeologi in viaggio sull’Horror Express (1972) di Eugenio Martín, Rasputin (1966) di Don Sharp.

    Uno dei suoi ruoli migliori è quello del duca di Richleau, l’esperto di occultismo che combatte il demonio in The Devil Rides Out (1968), uno dei più bei film di Fisher e uno dei prodotti più insoliti e riusciti della Hammer. Stanco di essere identificato solo con il cinema dell’orrore, a metà degli anni Settanta Lee comincia a dedicarsi a rilevanti ruoli di carattere in altre produzioni: è il Cardinale Richelieu ne I tre moschettieri (1974) di Richard Lester, il cattivo Scaramanga in L’uomo dalla pistola d’oro (1974) di Guy Hamilton, il fratello di Sherlock Holmes, Myron Holmes, ne La vita privata di Sherlock Holmes (1970) di Billy Wilder, e poi Sherlock Holmes in due TV movie dell’inizio degli anni Novanta: Sherlock Holmes and the Leading Lady e Incident at Victoria Falls.

    Spesso Christopher Lee ha dimostrato un incomprensibile fastidio per l’identificazione quasi esclusiva tra la sua recitazione e il personaggio che l’ha reso famoso, ma complessivamente non ha mai rinnegato il genere orrifico. “Tutta la storia della mia carriera d’attore”, ebbe a dichiarare, “sta nel fatto che ho tentato di rendere credibile, reale, l’incredibile. Ma, spesso, abbiamo avuto brutte carte, perché avevamo produzioni povere e sceneggiature infelici; eppure in qualche maniera io, e molti altri con me, siamo riusciti a salvare la barca. E il risultato che abbiamo ottenuto e la sfida che abbiamo vinto danno tante soddisfazioni in più che se avessimo avuto sceneggiature magnifiche e mezzi principeschi. Noi, senza nessuno di questi vantaggi, in fondo abbiamo potuto contare solo sulla nostra personalità e bravura di interpreti”.

Morì a Londra il 7 luglio del 2015

MANUELA MARTINI

Redazione – ASCinema – Archivio Siciliano del Cinema

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