Post Date:


Dove si proiettava il futuro, oggi si ricorda un sacrificio. Storia intrecciata di Raffaello Lucarelli e Gaetano Costa, tra cinema, giustizia e rimozione.

 

Palermo, due uomini, un solo marciapiede.

Sì, certe città raccontano la propria storia con le piazze!
Palermo però è più reticente, preferisce i marciapiedi: silenziosi, lineari, apparentemente anonimi. Eppure, lungo i loro bordi si allineano eventi che — se accostati — rivelano legami profondi, a volte sconcertanti. I selciati di Palermo abbondano di targhe commemorative.
Via Cavour è uno di quei luoghi dove il caso si confonde con il destino. In quello stesso tratto di strada, all’altezza di un edificio oggi trasformato in libreria, Palermo ha visto nascere il cinema e morire la giustizia.
Nel 1905, Raffaello Lucarelli, pioniere venuto dall'Umbria, fondava qui la prima casa di produzione dell’Isola.
Nel 1980, Gaetano Costa, procuratore capo, veniva assassinato dalla mafia mentre camminava da solo, pochi passi più in là.
Due uomini diversissimi, separati da settantacinque anni — ma uniti da un’idea radicale: che rendere visibile è un gesto rivoluzionario.

Il cinema come inizio

La Lucarelli Film nacque nel cuore della Belle Époque, quando Palermo era ancora una capitale culturale, sospesa tra Oriente e Europa. La prima sala stabile fu fondata dai fratelli Lucarelli (Raffaello, Lorenzo e Barbara) pochi metri più in là, in piazza G. Verdi: il Lumière-Edison. Ma Lucarelli non si limitò a costruire l'intera filiera produttiva del cinematografo; ideò il Cine-Teatro Lucarelli, ovvero il primo multisala, un centro multidisciplinare ante litteram, con proiezioni, fotografia, teatro e forme di visione immersiva sorprendenti per l’epoca, come gli stereoscopi da tavolo e a colonna.
Ma soprattutto, girò i primi film “dal vero” e a soggetto. Nel 1914, con i film ritrovati Liquor Somniferus e Il silenzio del cuore, immortalò una città che ancora si credeva moderna, aristocratica, viva. Quelle immagini, oggi, sono fogli di luce sottratti all’amnesia: documenti di un Sud che produceva cultura, prima di diventare sfondo per cliché narrativi. Lucarelli — con i suoi cinematografi, le sue direzioni, produzioni e distribuzioni — dichiarava che Palermo meritava di essere vista, non solo guardata.

La visibilità come minaccia

Settantacinque anni dopo, un altro uomo decide che rendere visibile è necessario. Ma non ha una macchina da presa, ha una firma.
Gaetano Costa è un magistrato solitario e incorruttibile. In un momento di isolamento istituzionale, firma da solo un provvedimento d’arresto contro i vertici di una cosca mafiosa. Sa cosa comporta: in Sicilia, firmare può essere più pericoloso che sparare. Il 6 agosto 1980 viene colpito alle spalle, mentre osserva dei libri in un chiosco. Nessuna scorta, nessun clamore. Solo l’eco sorda di un silenzio che Palermo ha già scelto troppe volte.
Per anni, persino la sua lapide ha taciuto la parola “mafia”.

Cultura e giustizia: un racconto possibile

È solo oggi, a 120 anni dalla nascita della Lucarelli Film (2 ottobre 1905-2025), che quelle due storie iniziano a essere lette insieme.
Due uomini, due strumenti — il cinema e il diritto — un solo scopo: contrastare la rimozione, dare forma alla realtà, restituire alle cose il loro nome.
Eppure, Palermo ha a lungo rifiutato questa connessione. Come se parlare di cultura fosse un lusso e parlare di giustizia un rischio. Come se il proiettore e la pistola dovessero restare in stanze separate della memoria. Ma la memoria non è archivio, è gesto politico. Ricordare non significa commemorare. Significa scegliere. Scegliere se accettare che quel tratto di via Cavour sia solo un altro luogo, o se riconoscerlo come spazio condiviso della coscienza collettiva.

E ora?

Oggi lì c’è una libreria. Un dettaglio, forse. Ma forse no. Forse è un varco, un invito. Palermo può ancora interrogarsi. Può ancora raccontarsi senza retorica, ma con precisione. Può ancora scegliere di non avere paura di vedere.

E allora ricordiamolo:
Qui nacque il cinema, il 2 ottobre 1905.
Qui fu assassinato un giudice, il 6 agosto 1980.
Qui la città può ancora decidere se trasmettere luce — o continuare a custodire il buio.

 

Antonio La Torre Giordano