Incluso recentemente nella Biblioteca dell'Archivio relativa alle pubblicazioni sul cinema siciliano, il volume Storia del cinema in Sicilia (1895-1931). Dai primordi all'avvento del sonoro (Algra Editore, 2024) si concretizza come un’opera ben articolata e animata da un’autentica passione, contraddistinta da una chiarezza espositiva e da un’efficace vivacità narrativa, che ne rendono accessibile la lettura anche a un pubblico non specialistico. È doveroso riconoscere e valorizzare l’impegno profuso da Franco La Magna, il quale da decenni si dedica con rigore metodologico e costanza alla ricerca e alla divulgazione della storia del cinema siciliano, contribuendo in maniera significativa alla conservazione e alla valorizzazione di un patrimonio culturale frequentemente trascurato.

L’opera offre una ricostruzione dettagliata e coinvolgente delle origini cinematografiche a Catania, mettendo in rilievo episodi, protagonisti e contesti che hanno caratterizzato la breve ma intensa stagione etnea nel panorama isolano. È tuttavia necessario precisare che il ruolo preminente di Catania si esprime sostanzialmente per poco più di un anno, periodo in cui operò la Etna Film (31 dicembre 1913 - 24 maggio 1915, ovvero lo scoppio della Prima guerra mondiale, dopo il quale molte manifatture italiane ridussero e poi cessarono ragionevolmente l'attività produttiva), insieme alle varie microimprese cinematografiche locali: la Jonia Film, la Katana Film e la Sicula Film - quest'ultima da non confondere con quella del capoluogo - attive nello stesso arco temporale. Tale iniziativa, promossa da Alfredo Alonzo – magnate dello zolfo e mecenate dall’esperienza limitata e dalla gestione poco accorta – si rivelò un progetto galvanizzante ma velleitario, destinato a implodere sotto il peso di una cattiva amministrazione e di un indebitamento crescente. Nonostante fosse dotata di strutture a ciclo completo e di un cast tecnico-artistico rispettabile, l'Etna Film e le sue consorelle furono un disastro gestionale (non a caso non è arrivato a noi neanche un metro di pellicola) mancando di sostenere la concorrenza a causa di scelte produttive risibili, come la realizzazione simultanea del kolossal religioso Christus in Etna Film, che si trovò a competere col film omonimo targato Cines, svilendone i ricavi.
Superando la narrazione storica quarantennale ormai da riscrivere, invece, occorre evidenziare che è Palermo a mantenere attiva una prolifica produzione «delle films» per oltre un ventennio. Nei fatti, cambiando diverse volte ragione sociale, la palermitana Lucarelli Film fu l’unica Casa attiva in Sicilia nel primo quarto di secolo (1905-1925), e la sola di cui oggi siano state ritrovate ben due pellicole a soggetto e diversi film "dal vero", grazie alla gestione virtuosa di quell'uomo geniale che fu l'umbro Raffaello Lucarelli, considerato a ragione il padre del cinematografo in Sicilia. L'autore riserva a questo aspetto solo un'angolazione subordinata al racconto storico teorizzato nei decenni scorsi, secondo cui la storia del cinema in Sicilia è etneo-centrica, e il volume è impalcato in tal guisa.
Questa impostazione, consapevole o meno, determina uno squilibrio nel narrato complessivo della storia del cinema siciliano. La sezione dedicata a Palermo – città che per costanza produttiva e mole di pellicole prodotte fu nevralgica nel cinema isolano (così come lo è tutt'oggi, dopotutto) – è accessoria all'intelaiatura del libro, nonché lacunosa e, in diversi passaggi, imprecisa. L’assenza di un’indagine approfondita su Palermo, la principale città siciliana (come nel caso emblematico della Lucarelli Film, ed altri focus), priva il lettore di una visione esaustiva, alla luce delle ricerche emerse negli ultimi tempi. In tale prospettiva, si assegna ad esempio a Raffaello Lucarelli - argento vivo, uomo di cinema abile e avveduto - un ruolo inferiore rispetto al senapismo di Alfredo Alonzo, quando in concreto fu capace di produrre film per vent'anni, esportandoli in molti Paesi grazie al consorzio Pathé di cui la sua Casa era parte. Analogamente, i toni di sufficienza riservati a Messina – che fino al sisma del 1908 rappresentava già da secoli la seconda città della Sicilia, dopo Palermo – risultano ingiusti rispetto alla reale rilevanza storica della città dello Stretto e - soprattutto - del suo contributo alle origini del cinema in Sicilia.
Franco La Magna realizza indubbiamente un ottimo lavoro del quale consigliamo la lettura, ma la sua prospettiva è orientata, sottotraccia, vista da Catania, la sua amata città natale, sulla quale si concentra gran parte della sua opera complessiva. In aggiunta, l’apparato iconografico è ancora una volta sbilanciato nel racconto visivo unilaterale, trascurando le tipicità complesse dell'Isola e esagerando in note bibliografiche, spesso prolisse. Paga un'eccessiva verbosità che rende la narrazione a tratti prolissa, e un pizzico di retorica, specialmente nella lettura catano-centrica, troppo celebrativa. A manierismi enfatici come “Hollywood del Simeto” o “Capitale del cinema europeo”, utilizzati in estrose descrizioni del passato da firme affabulatrici (Salvatore Lo Presti, Nel 1914 Catania era capitale del cinema europeo, La Sicilia, Catania, 1° marzo 1978: qui si millanta una produzione di 150 film, ovvero un film ogni due giorni, più o meno, sic!) si uniscono altre magniloquenze come “Cinecittà ante litteram” e “Broadway etnea”, formule iperboliche che potrebbero assegnare un’immagine caricaturale dell’intera vicenda storica.
Cesare Antonio Narcisi