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La diffusione della storiografia del cinema è altamente auspicabile, poiché rappresenta un processo sano, in continua evoluzione e perpetuo.

Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia (VGS Libri, Agrigento, 2024) di Raimondo Moncada, concorre in modo sostanziale agli studi sul cinema italiano, con un focus puntuale sul rapporto tra Pietro Germi e la Sicilia, intesa non solo come sfondo geografico, ma come elemento strutturante della sua poetica filmica. Il binario Germi-Sicilia è stato percorso negli anni dal compianto storico del cinema Sebastiano Gesù - e non solo -, mentre l’autore agrigentino, invece, adotta un approccio metodologicamente rigoroso ed emozionale al contempo, combinando un’analisi dettagliata della filmografia germiana con una contestualizzazione storica e culturale del territorio sud-occidentale siciliano, ponendo la lente su località-set quali Sciacca, Favara, Siculiana, Santa Margherita di Belice, Caltabellotta, etc.

Moncada mette a profitto le proprie capacità di articolare un discorso critico che supera la mera analisi estetica, indagando il ruolo della Sicilia quale spazio simbolico e materiale nelle opere del regista ligure. Nei fatti, il volume ricostruisce il complesso intreccio tra cinema, identità territoriale e dinamiche sociali, come emerge nei film più emblematici del regista, quali In nome della legge (1949), Il cammino della speranza (1950), Gelosia (1953), Divorzio all'italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964). Tali pellicole, ambientate in contesti siciliani, sono esaminate nel loro rapporto con i codici morali e sociali dell’Isola di oltre mezzo secolo fa, con particolare attenzione alla satira sociale e alla critica delle strutture tradizionali.

La copertina del volume di Raimondo Moncada

Un valore aggiunto dell’opera è l’integrazione delle riflessioni critiche di due figure fondamentali per la comprensione del cinema di Germi: le penne di Leonardo Sciascia e di Giuseppe Cassar. Il primo, con la sua graffiante analisi letteraria e culturale, riservò più di una stroncatura ai lavori del cineasta genovese, sebbene abbia evidenziato l'abilità del regista nel coniugare ironia e denuncia sociale, criteri che Moncada riprende e approfondisce nel suo studio.

Parallelamente, le osservazioni di Giuseppe Cassar, critico cinematografico attento alla dimensione antropologica del cinema siciliano, arricchiscono il lavoro dell'autore con un’interpretazione che valorizza il rapporto tra il paesaggio, la cultura materiale e la narrazione filmica. Cassar traduce Germi attraverso la scelta di location specifiche e la cura dei dettagli socio-culturali, nella costruzione di un racconto che è al contempo locale e universale, capace di parlare a molteplici livelli di lettura.

L’analisi del testo, supportata dalle prospettive critiche, rende il libro un lavoro maturo e documentato, che restituisce una visione articolata e sfaccettata della filmografia germiana in Sicilia. La sua attenzione al territorio sud-occidentale, spesso marginale negli studi precedenti, contribuisce a colmare una lacuna e a offrire una lettura più completa e diacronica.

La lente dell'autore si posa anche sull’ “Affaire Giuseppe Guido Loschiavo”, e le vicende mediatico-giudiziarie che colpirono il magistrato e scrittore palermitano, autore del romanzo autobiografico Piccola pretura (1948), che fornì le basi per la realizzazione del predetto In nome della legge (1949), considerato da tutti gli storici il mafia-movie seminale della storia del cinema.

A latere, il testo si avvale anche di una dimensione personale, frutto della conoscenza diretta dell’autore, che assegna al lavoro una sensibilità aggiuntiva senza compromettere la sua integrità scientifica. Tirando una linea, e facendo le somme, Pietro Germi. Gli anni felici in Sicilia è un'angolazione rilevante per gli studiosi del cinema italiano e per chiunque intenda approfondire il rapporto tra cinema e identità territoriale, proponendo una sintesi coerente e rigorosa che merita attenzione nel panorama degli studi cinematografici contemporanei. Il libro è stato recentemente incluso nella Biblioteca dell'Archivio, nella sezione editoriale relativa al cinema siciliano.

 

Cesare Antonio Narcisi