VENEZIA 2019, COPPA VOLPI A LUCA MARINELLI

La Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, quest’anno alla 76esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stata assegnata a Luca Marinelli nella parte del giovane marinaio Martin Eden, di Pietro Marcello.

«Parlerò veloce prima che vi rendiate conto dell’errore che avete fatto», ha scherzato il 34enne attore romano, che con questo premio arriva a un importante punto di svolta nella sua carriera. «Ho questo premio tra le mani anche grazie ad un uomo di nome Jack London che ha creato questo personaggio meraviglioso: un marinaio che cercava la verità. Per questo vorrei dedicare questo premio a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili. E grazie anche per evitarci di fare un figura pessima con noi stessi e con il prossimo. Viva l’umanità e viva l’amore».

Martin Eden, giovane marinaio di modeste origini, venuto a contatto con il mondo della borghesia napoletana, decide di studiare e diventare uno scrittore. Ulteriori incontri gli faranno conosce il turbinio della vita politica del suo secolo.

Liberamente tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore statunitense Jack London, il Martin Eden di Pietro Marcello sposta l’azione da Oackland a Napoli, stratificando ulteriormente una vicenda che già nella narrazione originale mostrava diversi livelli di lettura. Racconta la difficile vita di un ragazzo del popolo: un ex marinaio di Napoli con una grande fame di vita e un coraggio incontestabile. Dopo aver salvato un ragazzo da un violento pestaggio, Martin viene accolto con riconoscenza dalla famiglia di quest’ultimo e presentato alla sorella Elena. È amore a prima vista. Famiglia borghese e con una certa dose di cultura, in essa si consumeranno incontri e scontri poderosi. In questo contrasto intenso, il film tratteggia lo sfogo interiore del ragazzo popolano e incolto, che conosce i suoi limiti ma vorrebbe realizzare i suoi sogni. Il desiderio di “essere degno” di Elena spingerà Martin a istruirsi (anzi, per usare le sue parole di marinaio fermo alla licenza elementare, di “impararsi”) facendo tutto da solo, leggendo voracemente e assorbendo, con la sua grande intelligenza naturale, ogni dettaglio di ogni disciplina affrontata. Per riuscire nella sua scalata sociale Martin Eden decide di raccontare la realtà che vede – vuole essere gli occhi e le orecchie del mondo – diventando uno scrittore. Acquista con i pochissimi soldi una macchina da scrivere di seconda mano e diventa il suo continuo bagaglio vero e importante. Gli piace viaggiare col poco che ha. La scrittura, almeno inizialmente, non paga, perché gli sforzi letterari di Martin vengono rifiutati dalle redazioni che respingono ogni suo saggio, racconto o poesia, troppo nuovi e diversi per i gusti standardizzati. I temi che decide di trattare, incentrati sulla lotta di classe, lo allontanano sempre di più dall’oggetto del suo amore, facendogli mettere in discussione anche il valore del suo operare. Per Elena e la sua famiglia borghese la mancanza di una “posizione” sarà un problema, un limite imperdonabile.

Il regista intercala alle scene di finzione, ambientate durante i primi dell’Ottocento, materiali di repertorio tratti da numerosi archivi. Le vicende narrate da London si svolgono in una Napoli assurdamente vitale nonostante le condizioni economiche punitive. La storia è sospesa in un non ben definito lasso di tempo.

Come il romanzo originale, anche il lungometraggio è diviso nettamente in due: l’entusiasmo giovanile del protagonista e il disincanto dell'(anti)eroe “cresciuto”.

Straordinario anche il commento musicale che mescola Debussy a Teresa De Sio con altrettanta libertà di quella con cui Marcello unisce immagini girate oggi e ieri.

Il film ha una prima porte poderosa, incisiva, fluttuante e intensa. La commozione sincera si stratifica in parecchie vicende del nostro Martin che vuole arrivare a sapere e conoscere. Elena gli consiglia di tornare a scuola. Ma sarà da un libro iniziale di Baudelaire che la carica inizia. I suoi versi e le sue parole lo colpiscono, così come il sentore politico del pensiero socialista. Quasi nessuno è dalla sua parte. Elena gli dice di “scrivere altro”. Secondo lei è troppo duro, reale, sferra colpi allo stomaco continui. E Martin si arrabbia: le fa vedere i luoghi che conosce e le persone misere che fanno fatica a sradicare la loro quotidianità. Elena vuole tornare a casa. Il suo mondo ‘bello e lineare’, di una borghesia pulita fa a pugni con certe scene. Martin crede di poter rovesciare le convenzioni classiche, sfogando il suo dire contro una cultura che non c’è. Il resoconto finale è amaro: non c’è vittoria. In vita, la medaglia è lontana. La morte darà a ciascuno il suo. Jack London, oltre un secolo addietro, aveva intuito e capito ciò che l’uomo riceverà in cambio di quello che professa. Un mondo fatto di nessuna certezza e quando il traguardo è vicino, ecco approssimarsi una qualche sconfitta.

Dopo la Coppa Volpi come Miglior attore protagonista, a Luca Marinelli è stato assegnato anche il Platform Prize del Festival di Toronto.

La giuria del premio canadese, ha motivato così la sua scelta: “Il nostro premio va a un’opera d’arte eloquente ed eccitante che ci ha messi d’accordo all’istante e all’unanimità. Una storia politicamente e filosoficamente provocatoria, raccontata con una grazia e un’inventiva straordinarie. Un film che ribadisce una fede che è facile perdere nel 2019. Che il cinema che conosciamo non è che un iceberg, i cui nove decimi restano ancora tutti da scoprire. Questa è una storia classica, ma raccontata in un modo nuovo che si tuffa sotto la superficie per cercare, spesso negli archivi, forme di espressione altamente non convenzionali. Anzi, irriverenti e anacronistiche. Che pure onorano e partecipano alla storia del cinema”.

Il regista Pietro Marcello, dopo i doverosi ringraziamenti ai giurati e ai suoi collaboratori, ha affermato: «Ancora una volta sono stato il produttore del mio film. Ho commesso qualche sbaglio, ma ho anche imparato molto. Soprattutto, ho imparato che ci sono molti modi di produrre un film. Noi l’abbiamo fatto in stato di grazia, e sin dal principio abbiamo pensato a un Martin Eden moderno. Un uomo dei nostri tempi. Martin Eden è un personaggio creato da Jack London un secolo fa, ma la sua voce parla ancora oggi. Perché è la voce della libertà e del coraggio che urla contro chi vuole costruire nuove prigioni e nuove paure per l’umanità. Per questo spero che il film possa essere visto dalle nuove generazioni. Viva Martin Eden!».

LUCIANA CUSIMANO

Redazione, 29 settembre 2019

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